BCE pronta agli acquisti: si prevede un “Draghi shopping” nell’azionario

(fonte: https://it.investing.com/news/economy/bce-pronta-agli-acquisti-si-prevede-un-draghi-shopping-nellazionario-1904604)

Investing.com – Il 12 settembre il mondo finanziario si concentrerà sull’incontro della Banca centrale europea, evento dall’importanza quasi vitale.

Oltre ad una possibile riduzione dei tassi di interesse, è possibile che la BCE decida un pacchetto di misure per combattere la stagnazione economica nella zona euro. Tra queste, la Banca centrale europea potrebbe acquistare azioni di società, sollevando lo spirito degli investitori e dei mercati, in una spirale discendente a causa dell’instabilità geopolitica e della guerra commerciale.

Come riferito recentemente da fonti Reuters, i membri del Consiglio direttivo avevano già discusso in precedenza un potenziale pacchetto di misure, “come la combinazione del taglio ai tassi di interesse e acquisti di attività”, poiché a loro avviso un’azione comune è “più efficace di una sequenza di azioni selettive” se si utilizzano “strumenti con complementarità e sinergie significative”.

In questo senso, gli analisti di mercato si stanno già fortemente posizionando con l’idea che l’istituto guidato da Mario Draghi prenderà il portafoglio in mano e lo riempirà di azionario.

L’economista capo di Axa IM, Gilles Moëc, afferma che la BCE approverà un nuovo ciclo di modesta espansione quantitativa nella riunione del 12 settembre, con un volume di acquisti di attività compreso tra i 25 e i 30 miliardi di euro per sei mesi. Gilles Moec è scettico sull’utilità di questo nuovo QE.

D’altra parte, il CEO di Fixed Income di Axa Investment Managers, Chris Iggo, afferma che i rendimenti a reddito fisso rimarranno molto probabilmente a livelli bassi, nonostante il rischio che i tassi di interesse delle obbligazioni sovrane “possano invertirsi rapidamente se le aspettative di politica monetaria non sono soddisfatte o se qualche evento accresce l’ottimismo degli investitori”.

Tuttavia, da altri gestori si prevede che, invece di acquistare azioni, ci saranno acquisti individuali, ma non ETF. L’economista Mark Mobius, da parte sua, ritiene che “con tassi di interesse a livelli ancora più bassi, le valutazioni delle azioni stanno cominciando a sembrare molto più attraenti.

Perche’?

Secondo Chris Iggo, esperto di Fixed Income di Axa Investment Managers, la ragione principale per cui la Banca centrale europea sta valutando l’idea di azioni è dovuta ai “bassi rendimenti del reddito fisso”.

Da parte sua, Moec afferma che “mentre gli Stati Uniti potrebbero affrontare un mare di emissioni di titoli del Tesoro nel prossimo decennio, l’Europa, se non cambia nulla, potrebbe trovarsi di fronte a una carenza di attività prive di rischio (….). Se gli investitori si dovessero trovare in una situazione di carenza di attività prive di rischio, anche una piccola quantità di acquisti supplementari da parte della BCE potrebbe avere un impatto significativo sulla redditività del debito, soprattutto in uno scenario di deterioramento delle prospettive economiche, che accelererà la domanda di attività prive di rischio”.

Nel frattempo, gli analisti Fidelity, in relazione alla prossima riunione del 12 settembre, si chiedono se “la Banca centrale avrà abbastanza munizioni per contrastare le forze deflazionistiche della zona euro”.

Buon trading a tutti!!!

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La Fed stretta tra gli attacchi di Trump e il rallentamento economico

(fonte: https://it.investing.com/news/economy-news/la-fed-stretta-tra-gli-attacchi-di-trump-e-il-rallentamento-economico-1900813)

Di Mauro Speranza

Investing.com – Si apre la settimana che vede l’evento più importante svolgersi mercoledì 31 luglio con la decisione del FOMC sui tassi di interesse della Federal Reserve.

L’isituto centrale dovrebbe tagliare i tassi con il mercato che si interroga sull’entità di tale taglio, che può andare tra i 25 o i 50 punti base, rappresentando la prima riduzione arrivata nell’ultimo decennio.

Gli attacchi di Donald Trump

Il ‘presidente twittatore” non ha lesinato nel distribuire la sua opinione e le sue pressioni nei confronti delle decisioni della Federal Reserve. Donald Trump, infatti, ha scritto in proposito su Twitter 39 volte da quando Jerome Powell ha preso le redini dell’istituto centrale americano il 5 febbraio del 2018.

L’ultimo in ordine di arrivo è stato quello del 26 luglio, dopo la diffusione dei dati americani sul lavoro, risultati migliori delle previsioni.

Il Pil statunitense, infatti, è stato segnalato in crescita del 2,1%, mentre le previsioni degli analisti si attendevano un +1,8%.

Trump non ha perso l’occasione per ricordare a Powell cosa si attende da lui. “Non male considerando che abbiamo la pesante àncora della Federal Reserve attorno al nostro collo”, scriveva il presidente ancora più ‘twittatore’, il quale poi ricordava che l’inflazione “quasi non c’è più” e pronosticando un “gli Usa stanno per sfrecciare”.

Le incertezze economiche e il ruolo delle banche centrali

Sulle decisioni della Fed, però, incidono anche le condizioni economiche sia negli USA che nel resto del mondo. “Stiamo assistendo a un’economia globale in una modalità crescita lenta, con debolezze che si registrano in Europa, Giappone e mercati emergenti”, spiega al Wall Street Journal Terry Sandven, Chief Equity strategist di U.S. Bank Wealth Management. “Occorre il supporto delle banche centrali di tutto il mondo per continuare una politica di allentamento accomodante”, aggiungeva l’esperto.

Proprio dalla Fed, così come dalla BCE, si attendono nuove politiche espansive. “Nonostante i fondamentali rialzisti sul lato dell’offerta e la geopolitica che sostengono i prezzi del petrolio, sembra che il mercato abbia bisogno di un catalizzatore economico positivo per muoversi sensibilmente di più verso l’alto”, dichiarava alla Reuters Harry Tchilinguirian, stratega globale del greggio alla BNP.

L’entità del taglio

Nonostante il dato sorprendente di venerdì, “i dati economici statunitensi in questa fase non giustificano una riduzione di 50 punti base”, spiega Frank Häusler, Chief Strategist di Vontobel Asset Management, facendo riferimento alla dinamica dell’inflazione ancora troppo lontana dalle aspettative dell’istituto americano.

La Fed, infatti, potrebbe decidere il raggiungimento del taglio di 50 punti base per step, riservandosi il secondo taglio di ulteriori 25 punti nella prossima riunione

Tra i fattori che porteranno alla Fed a optare per un taglio ‘precauzionale’ dei tassi, inoltre, Häusler inserisce la guerra commerciale e tecnologica in atto tra USA e Cina.

Inoltre, secondo Vontobel la Fed non supererà la soglia dei 25 punti base per un obiettivo ben preciso: garantire la stabilizzazione dell’attività sottostante e dei numeri di inflazione, pur rimanendo aperta a un ulteriore allentamento in futuro se le aspettative di inflazione e la crescita non dovessero rimbalzare.

Monetario, brevissimi poco lontani da riferimento depositi, si ragiona su parole Draghi

(fonte:https://it.investing.com/news/stock-market-news/monetario-brevissimi-poco-lontani-da-riferimento-depositi-si-ragiona-su-parole-draghi-1900590)

MILANO (Reuters) – La parte brevissima della curva dei tassi sul mercato interbancario viaggia un paio di centesimi al di sopra del riferimento Bce sui depositi marginali, con operatori e analisti ancora in fase di elaborazione delle parole di Mario Draghi ieri.

Francoforte ha optato per una conferma dei tassi, aprendo però in maniera ancora più esplicita — rispetto al famoso intervento di Sintra — alle possibilità di misure di stimolo aggiuntive quali un ‘tiering’ del tasso sui depositi e un nuovo programma di acquisti QE.

La reazione del mercato alle parole del numero uno Bce è stata tutto sommato confusa, con un primo momento di entusiasmo — vale a dire una discesa dei rendimenti — seguito da una marcata correzione.

Tornando ai fondamentali, comunque, il tono di Draghi resta assolutamente ‘dovish’. Si parla di un quadro macro in progressivo e continuo deterioramento dunque il messaggio è inequivocabile: si va verso un taglio dei tassi in settembre, quando partiranno anche le nuove operazioni Tltro, e si studiano in dettaglio le ipotesi ‘tiering’ e quella di un nuovo QE.

Francoforte ha inoltre aggiustato la ‘forward guidance’ e vede tassi su livelli attuali — ma la novità è l’aggiunta di “o inferiori” — per lo meno fino alla fine del secondo semestre 2020.

Pubblicata in mattinata, l’ultima indagine trimestrale commissionata dalla Bce ai previsori professionisti (Spf, ‘survey of professional forecaster’) proietta per la zona euro prospettive di inflazione in ulteriore calo sia nel 2020 sia nel 2021.

L’andamento dei tassi impliciti indica per settembre una chance di 88,89% di un taglio da 10 centesimi sui depositi marginali, il cui riferimento passerebbe a -0,5%.

Intorno alle 11,30 su General Collateral Italia il tasso overnight scambia a -0,385%, tom/next a -0,36% e spot/next a -0,365%.

E’ di poco inferiore ai 1.800 miliardi di euro la liquidità in eccesso a disposizione del sistema.

Fondi H20 Natixis: “allarme riscatti esagerato”

Fonte: (https://www.money.it/Fondi-H20-Natixis-allarme-riscatti)

Raimondo Marcialis, Ceo di Robo4advisor, ha analizzato con freddezza la situazione dei riscatti sui fondi H20 del gruppo francese Natixis

Fino ad ora sono stati riscattati 325 milioni di euro sui fondi delle linee Allegro, Adagio e Multibrand; questo la dice lunga sui timori che riguardano la rischiosità di molte obbligazioni illiquide, soprattutto da quando è venuto alla luce il potenziale conflitto d’interesse in capo a Bruno Crastes, fondatore di H2O.

In questo quadro, tanti investitori si stanno chiedendo quali saranno le conseguenze dei recenti avvenimenti che hanno coinvolto l’asset manager H2O. Per evitare una inutile e dannosa ondata di panico presso il pubblico, Raimondo Marcialis, Founder e Ceo di Robo4advisor, ha analizzato con freddezza la situazione rispondendo a quelli che potrebbero essere i quesiti più ricorrenti che in queste ore possono attraversare la mente di un investitore.

L’allarme sui fondi H2O mette in pericolo i riscatti dei risparmiatori italiani?

Il problema è complesso. Dai dati che risultano ufficialmente non dovrebbero verificarsi particolari conseguenze in quanto le componenti illiquide del portafoglio sono di per sé molto limitate e la liquidità complessiva del fondo è più che sufficiente per far fronte anche a ingenti richieste di disinvestimento. Quindi in termini finanziari (e statici) non dovrebbero manifestarsi problemi che mettono a rischio gli investimenti dei clienti.

Il problema principale è che i disinvestimenti creano un potenziale effetto valanga per cui il gestore potrebbe incontrare maggiori difficoltà, potrebbe bloccare i disinvestimenti per 15 o più giorni e, ovviamente, venderà le componenti del portafoglio più liquide aumentando leggermente il rischio del fondo.

Nella situazione è rilevante una componente psicologica legata al fatto che i risultati di H2O sono da fuoriclasse e parte della comunità finanziaria non capisce come gli stessi siano stati possibili e quindi pensa il peggio (alle dietrologie si aggiungono le notizie gonfiate dai media).

Come mai i risultati di H2O sono stati così brillanti, anche nel 2018?

I risultati straordinari di H2O derivano da scelte secche e non comuni e, seppure con un profilo di rischio elevato, hanno generato con costanza risultati più che proporzionali rispetto ai rischi assunti. In termini di compliance è evidente che, sebbene per valori ridotti, il gestore abbia avuto dei conflitti di interesse che il gruppo non è stato in grado di individuare e gestire.

Molte reti hanno consigliato ai clienti di uscire dall’investimento. Come mai?

In merito agli inviti espressi da diverse reti a disfarsi dei fondi, facciamo presente che le banche in genere si comportano nel modo più prudente possibile per motivi di compliance. Ovvero: essendo soggette a controlli su come selezionano i fondi e considerando che nel caso di disastri potrebbero incorrere loro stesse in rischi legali e di vigilanza, danno indicazioni di vendita per dimostrare di non essere passive.

Personalmente ritengo Natixis un grande gruppo di qualità che si riprenderà dalla crisi ma devo ammettere che, in questo caso, i controlli non sono stati adeguati. Ovviamente la nostra è una analisi razionale che parte dal presupposto che non ci siano state truffe, riteniamo altamente improbabile che Natixis, banca depositaria e revisori si facciano ingannare facilmente così come non crediamo che, data la situazione, Natixis non sia trasparente, infatti il costo derivante dal fatto di mentire sarebbe molto maggiore del danno in sé sulla composizione dei fondi di H2O.

Noi rimaniamo attenti nel cercare di comprendere gli sviluppi e stiamo mantenendo le posizioni. Ci aspettiamo che Natixis faccia chiarezza direttamente in tempi molto brevi dando trasparenza con dati oggettivi e certificati.

IN QUESTO CASO VISTA LA SITUAZIONE ED IL NOTEVOLE GAIN, STAMATTINA HO MESSO IN VENDITA IL FONDO H2O, ANCHE SU CONSIGLIO DEL MIO CONSULENTE.

CAVALCARE IL FULMINE PRIMA O POI CI SI SCHIANTA!!!

 

 

Draghi, atteggiamento positivo in un mondo non più normale

Fonte: (https://www.financialounge.com/azienda/vontobel/news/draghi-atteggiamento-positivo/?utm_source=Investing&utm_medium=newsfeed&utm_campaign=Investing_newsfeed)

L’analisi di Vontobel AM sulla Bce che, un po’ meno colomba del previsto, allontana comunque nel tempo il ritorno alla normalità monetaria e finanzia le banche a condizioni ancora più agevolate

Nella riunione lituana di giovedì 6 giugno la Bce di Mario Draghi ha preferito tenere aperte tutte le opzioni e dopo aver ritoccato al rialzo le previsioni di crescita dell’Unione Europea dall’1,1 all’1,2% per quest’anno, senza peggiorare sostanzialmente le prospettive per i successivi, ha mostrato un atteggiamento un po’ meno da colomba di quanto qualcuno si aspettava. Ma Draghi ha anche indicato che una normalizzazione della politica monetaria è ancora lontana, dato che ora stiamo operando in un mondo che non è più normale, il che giustifica una visione più a lungo termine e il mantenimento dei tassi ai livelli attuali fino alla metà del 2020. E’ questa in sintesi la lettura di quanto comunicato dal board della Banca centrale e successivamente in conferenza stampa dallo stesso Draghi che propone Mondher Bettaieb-Loriot, head of corporate bonds di Vontobel Asset Management.

REINVESTIMENTI ANCORA PER UN LUNGO PERIODO

L’esperto giudica “molto positivo” il fatto che i reinvestimenti dei titoli accumulati durante gli anni del Quantitative easing, man mano che vengono a scadenza, continueranno ancora per un lungo periodo di tempo, anche dopo il primo aumento dei tassi, se e quando ci sarà. La misura di questo lasso di tempo è solitamente un anno, pertanto i reinvestimenti stimati in circa 200 miliardi di euro all’anno dureranno almeno fino alla metà del 2021. Bettaieb-Loriot osserva anche che Draghi ha affermato più volte che possibili ulteriori tagli dei tassi e una ripresa degli acquisti di titoli, ufficialmente sospesi dal 31 dicembre scorso, sono opzioni praticabili, soprattutto se la Fed dovesse tagliare nuovamente i tassi a causa delle prolungate tensioni commerciali USA-Cina.

CONDIZIONI VANTAGGIOSE PER I NUOVI TLTRO

Secondo Vontobel, le diminuzioni dei tassi sono la polizza assicurativa della Fed, nonché uno strumento per mantenere l’economia globale su un percorso sostenibile, perché ci sono molte incertezze sul fronte commerciale che giustificano tagli precauzionali, anche se la spesa dei consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico rimane in buona forma e sembra essere resiliente. Passando alle misure specifiche annunciate da Draghi, il prezzo dei nuovi Tltro sarà ricavato dal tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali meno 10 punti base, un livello giudicato dall’esperto ancora vantaggioso per le banche. Inoltre, le banche che superano gli obiettivi di prestiti sarebbero in grado di ottenere fondi ancora più economici, con un costo che potrebbe variare da -0,3% a +0,1%. Anche questo è positivo per le banche, ed è destinato a sostenere la spesa dei consumatori nell’area europea, sempre secondo Vontobel.

PORTA APERTA A NUOVE MISURE SE NECESSARIO

Nel complesso, Bettaieb-Loriot ritiene che questo atteggiamento della Bce sia ancora abbastanza positivo per i mercati dei titoli di Stato e del credito europeo, in quanto i nuovi Tltro creeranno alla fine liquidità in eccesso e garantiranno alle banche la possibilità di rifinanziarsi a basso costo, con la conseguenza, tra l’altro, che ci sarà una minore necessità di emissioni di obbligazioni bancarie. Positivo anche il fatto che Draghi abbia lasciato aperta la porta alla discussione su ulteriori tagli dei tassi e nuovi ricorsi al QE, non perché l’economia europea si sta indebolendo, ma come misura precauzionale.

Trump raddoppia le tensioni con Messico e Cina e stende i mercati

Fonte: (https://it.investing.com/news/economy-news/trump-raddoppia-le-tensioni-con-messico-e-cina-e-stende-i-mercati-608801)

Versione originale di Laura Sánchez – traduzione a cura di Investing.com

Investing.com – Inizia un’intensa settimana nei mercati europei, nuovamente in rosso con perdite superiori all’1% dei loro indici principali

– Prevalgono le vendite a Piazza Affari in questa prima seduta settimanale e mensile,

così come era accaduto nella precedente sessione di venerdì.

Tensioni commerciali ancora al centro dell’attenzione: la battaglia tra il Presidente americano Donald Trump contro Cina e Messico ha di nuovo ribaltato i mercati, ancora in attesa di nuovi sviluppi.

Messico

Al momento sappiamo che il paese azteco vuole parlare con Trump e ha già inviato una delegazione nel paese nordamericano. Ma già ieri Trump aveva detto chiaramente su Twitter: vuole l’azione, non parlare.

“Il Messico ha inviato un’ampia delegazione per discutere dei confini con gli USA. Il problema è che ‘parlano’ da 25 anni. Vogliamo azione, non parlare. Potrebbero risolvere la crisi dei confini in un giorno se lo desiderano”, ha detto Trump.

Donald J. Trump

@realDonaldTrump

Mexico is sending a big delegation to talk about the Border. Problem is, they’ve been “talking” for 25 years. We want action, not talk. They could solve the Border Crisis in one day if they so desired. Otherwise, our companies and jobs are coming back to the USA!

“Il nuovo fronte di Trump con il Messico è ancora aperto, e tutto sembra indicare che le tariffe saranno efficaci”, osserva Jose Luis Carpatos, CEO di Serenity Markets.

“Trump dice di essere contento dell’imposizione di tariffe al Messico, mentre non è possibile raggiungere un accordo per fermare il flusso di immigrati alla frontiera”, ha aggiunto Renta Markets.

Cina

Non solo ha parlato Trump questo fine settimana, ma abbiamo anche sentito le dichiarazioni del gigante asiatico, “molto dure, continuando ad accusare gli Stati Uniti di tutto e hanno anche avvertito della presenza militare del paese degli Stati Uniti vicino a Taiwan, affermando che non la tollereranno”, osserva Cárpatos.

Ricordiamo che il 1 ° giugno è entrato in vigore l’aumento delle tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi importati, seguita dalla risposta della Cina di aumento dal 5% al 25% su 60 miliardi di dollari di prodotti importati.

Inoltre, da Banca March aggiungono che “il governo cinese ha annunciato che avvierà una ‘black list’ di società americane. Inoltre, avvierà un’indagine contro la società americana FedEx, per aver minato i diritti dei consumatori cinesi.

“Non c’è ancora una nuova data per la ripresa dei negoziati, c’è un’ipotesi per l’8 e 9 giugno quando si ritroveranno i ministri dell’Economia e delle Finanze e i governatori delle principali banche centrali, dove Steven Mnuchin e la sua controparte cinese potrebbero incontrarsi”, anticipo da Renta 4.

“Il vice ministro del commercio cinese continua a rivolgersi agli Stati Uniti, dichiarando che la Cina è disposta a lavorare con loro per trovare soluzioni. Le loro richieste sono riassunte in tre: gli Stati Uniti devono eliminare tutte le tariffe aggiuntive, gli acquisti cinesi di merci statunitensi devono essere realistici e ci deve essere un giusto equilibrio nel testo dell’accordo”, sottolineano in Renta Markets.

“Sappiamo che sia gli Stati Uniti che la Cina, nonostante la recente retorica, hanno interesse a riorientare i negoziati commerciali. Dubitiamo fortemente che Trump voglia affrontare la rielezione nel 2020 con l’economia statunitense in una nuova recessione. Né crediamo che voglia vedere il crollo dei mercati azionari con gli americani perdere parte dei loro risparmi per ragioni che saranno senza dubbio attribuite alle loro aggressive politiche commerciali”, sottolineano in Link Securities.

Rispetto al gigante asiatico, Link Securities afferma di “non credereche il governo della Cina, che ha abbastanza per cercare di correggere i suoi squilibri economici, soprattutto il suo alto debito, voglia forzare la situazione con molti proclami nazionalisti che vengono lanciati dalla stampa ufficiale e da alcuni organismi ufficiali”.

Ci sarà un accordo USA-Cina?

A questo punto, le voci sono discordanti. “Alla fine crediamo che ci sarà un accordo ed entrambe le parti dovranno arrendersi sulle loro posizioni. Fino ad allora, sarà la macroeconomia a dominare i mercati, con investitori attenti a determinare se lo scenario economico continua a deteriorarsi e, in caso affermativo, a quale ritmo”, sottolineano in Link Securities.

Tuttavia, José Luis Cárpatos, di Serenity Markets, è più pessimista: “il mercato si è già reso conto, sorprendentemente non l’aveva fatto prima, che non ci sarà alcun accordo con la Cina e che la guerra commerciale si aggrava ogni giorno di più, addirittura con l’aggiunta di tensioni militari”.

Attenzione alle banche centrali

In questo scenario, ricordiamo che il 19 giugno la Federal Reserve (Fed) degli Stati Uniti deciderà sui suoi tassi di interesse. “Il mercato si rende conto che, in una tale situazione, il rischio recessione per l’anno prossimo è alto se non ci saranno cambiamenti, e i futures dei fondi federali prevedono un tasso Fed ridotto del 50% già dal mese prossimo, a luglio. Goldman e JP Morgan (NYSE:JPM) hanno anche aumentato le previsioni di tagli dei tassi e Goldman sta oggi abbassando le previsioni di crescita nel secondo trimestre”, osserva Cárpatos.

“Vedremo come le banche centrali risponderanno a questo contesto di crescita in peggioramento, il che significa che non saremo in grado di soddisfare le nostre aspettative”.

“Oltre alle tensioni commerciali e alla reazione delle banche centrali, vi sono altri rischi da prendere in considerazione. Tra questi, la possibilità che un accordo finale USA-Cina attiri l’attenzione su altri partner commerciali come l’UE, con Trump che minaccia di imporre tariffe sui prodotti europei, comprese le automobili”, concludono questi analisti.

Un Powell tentennante che non piace al mercato

fonte (https://www.financialounge.com/azienda/financialounge/news/powell-tentennante-mercato/?utm_source=Investing&utm_medium=newsfeed&utm_campaign=Investing_newsfeed?refresh_CE)

Il capo della Fed delude, non prende posizione sulla fase del ciclo e parla di inflazione debole per cause temporanee. E i prezzi degli asset continuano a muoversi in modo anomalo, azioni giù con i T-bond

Quello che i mercati si aspettano da una banca centrale è la capacità di ‘leggere’ in che direzione sta andando l’economia, soprattutto in un momento come questo, con i prezzi degli asset e il livello degli indici che mandano segnali contrastanti. Il capo della Fed Jerome Powell ha deluso questa aspettativa, si è tenuto sul vago affermando di non vedere motivi importanti per muovere i tassi in una o un’altra direzione nel prossimo futuro. Il mercato si sta interrogando su quale fase il ciclo economico stia attraversando, una maturità che può proseguire a lungo in ottima salute? Oppure la prossimità dell’esaurirsi della spinta della ripresa che richiederebbe qualche ricostituente? L’altro grande interrogativo riguarda l’inflazione. È uscita di scena e può solo restare depressa e sotto il target della Fed, oppure potrebbe rialzare la testa? Anche a questa domanda Powell ha risposto in modo inadeguato, parlando di inflazione tenuta bassa e sotto il target da fattori temporanei.

IL MOVIMENTO ANOMALO DI AZIONI E T-BOND

Una banca centrale che non sa o non vuole prendere per mano il mercato e accompagnarlo verso la sua prossima possibile mossa di politica monetaria non piace agli investitori, che infatti hanno reagito scendendo man mano che Powell parlava nel primo pomeriggio americano del primo maggio a conclusione della riunione del Fomc. È sceso l’azionario a Wall Street, ma sono scesi anche i prezzi dei T-bond, soprattutto sulla scadenza a 2 anni, proseguendo quel movimento anomalo, segnalato più volte su FinanciaLounge, che vede da inizio anno le due categorie di asset muoversi nella stessa direzione, mentre normalmente dovrebbe essere l’opposto. Un ulteriore problema viene dal fatto che Jay Powell è reduce dalla improvvisa e del tutto inconsueta, per un banchiere centrale, inversione a U effettuata tra fine 2018 e inizio 2019, quando è passato da un’impostazione decisamente restrittiva al suo contrario.

SENZA DIREZIONE DOPO L’INVERSIONE A ‘U’

Fino a prima di Natale 2018 la Fed puntava dichiaratamente ad alzare i tassi 2-3 volte nel 2019 per raggiungere la normalità monetaria, vale a dire un tasso di interesse reale positivo ben distanziato al rialzo dall’inflazione. Dopo la conversione a colomba, con il tasso dei Fed Fund al 2,25-2,50% siamo in territorio positivo in termini reali, ma al di sotto del punto percentuale. Vuol dire che secondo Powell l’inflazione è destinata a restare estremamente bassa e che quindi il livello di normalità è al di sotto di quello che si poteva prevedere quattro mesi fa? L’affermazione secondo cui i fattori che tengono l’inflazione bassa sono temporanei sembra contraddire quest’ipotesi. Ma Powell non ne ha tratto le conseguenze, che avrebbero dovuto essere: non appena l’inflazione risalirà riprenderemo il cammino verso la normalità monetaria.

BOTTOM LINE

Un banchiere centrale che in una fase così difficile da leggere del ciclo economico e dei mercati dà un colpo al cerchio e uno alla botte e non si sbilancia per non sbagliare non è esattamente quello di cui ci sarebbe bisogno. La navigazione a vista prosegue.

DIARIO INVESTIMENTI FEBBRAIO – MARZO 2019

Nonostante le incertezze presenti sui mercati finanziari ed i dati fondamentali non brillanti, nei mesi di febbraio e marzo c’è stata una lenta e costante crescita, che mi ha permesso di raggiungere i target prestabiliti.

Continuiamo a monitorare la situazione finanziaria globale con la massima cautela cercando di ridurre il rischio con una appropriata diversificazione.

Sono state eseguite le seguenti operazioni:

cedola_intesa

Ho percepito la cedola sull’obbligazione Intesa 28FB22, titolo prossimo al punto di pareggio, alla prima occasione il titolo viene messo in vendita e si chiude l’investimento.

La sua scadenza è breve, non sono previsti per quest’anno aumenti di tassi della BCE, questo titolo rende poco per la situazione italiana molto complessa.

franklin

Vendita di 13 quote del fondo FRANKLIN CONVERTIBLE SECURITIES, obbligazionario globale convertibile.

Al momento il fondo ha un buon trend rialzista, ha raggiunto il target previsto, quindi ho venduto una parte di profitti.

janus

Vendita di 9 quote del fondo JANUS HENDERSON BALANCED (USD), bilanciato moderato (USD).

Anche per questo fondo è stato raggiunto il target previsto, quindi ho venduto una parte di profitti.

Questi 2 fondi incidono sull’intero portafoglio fondi per un peso circa del 10% cadauno.

peso_portafoglio

L’andamento dell’intero portafoglio fondi è in linea con le aspettative e con il relativo rapporto rischio – rendimento.

andamento_portafoglio

rischio_rendimento

Per quanto riguarda l’azionario su titoli, manteniamo la posizione su SNAM che si trova sui massimi storici, con un profitto di circa 11%.

Il titolo è in una fase di consolidamento, ho terminato la fase di accumulo.

Punto ad arrivare a giugno al prossimo dividendo.

Buon trading a tutti!!!

 

Draghi risponde con la persistenza alle incertezze che persistono

(fonte: https://www.financialounge.com/azienda/financialounge/news/draghi-persistenza-incertezze/?utm_source=Investing&utm_medium=newsfeed&utm_campaign=Investing_newsfeed)

l presidente della Bce ha tracciato un outlook un po’ più fosco di quello di un mese fa, ma ha anche ricordato di disporre di tutti gli strumenti necessari per fronteggiare situazioni in deterioramento

Se da gennaio la parola chiave della Federal Reserve americana si chiama ‘pazienza’, vale a dire che non c’è nessuna fretta di andare avanti con i rialzi dei tassi, quella della Banca Centrale Europea, almeno nelle parole scelte dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa seguita al board di oggi, sembra essere diventata ‘persistenza’. In primo luogo la persistenza delle incertezze che continuano a pesare sullo sviluppo futuro dell’economia europea, i cui rischi continuano a collocarsi sul versante del ribasso. E poi la persistenza delle incertezze legate agli scenari geopolitici, dalle minacce protezionistiche alle vulnerabilità che si segnalano sul fronte dei mercati emergenti. E anche la persistente negatività dei dati che continuano ad arrivare dal versante dell’economia reale, soprattutto dal settore manifatturiero, che sta durando più a lungo del previsto e che a questo punto ci si attende che si estenda nel corso dello svolgimento dell’anno corrente.

L’ORIZZONTE ACCOMODANTE SI ESTENDE NEL 2020

La risposta data da Draghi a tutte queste persistenze ostinatamente negative è un ampio grado di politica monetaria accomodante, anche questa se vogliamo una persistenza dato che questa politica ha un orizzonte che arriva come minimo a fine 2019 e potrebbe estendersi in profondità anche nel 2020. Di che cosa è fatta la politica ampiamente accomodante della BCE? Gli ingredienti non sono pochi. In primo luogo i tassi, che resteranno nei dintorni di zero ben dopo la fine dell’estate e comunque per tutto il tempo necessario, con i tassi sui depositi delle banche presso la stessa BCE saldamente in territorio negativo. Siccome per le banche questo è un costo, perché l’intenzione è spingerle a non tenere i soldi fermi ma a canalizzarli verso l’economia reale, Draghi e i suoi stanno anche pensando a meccanismi di sterilizzazione.

E SE CE NE FOSSE BISOGNO PUO’ TORNARE ANCHE IL QE

In secondo luogo ci sono i T-Ltro, prestiti a condizioni esteremamente incentivanti alle banche anche qui con lo scopo di spingerle a finanziare l’economia reale. Erano stati messi nel cassetto ma possono essere ritirati fuori in qualunque momento, l’idea è che potrebbero ripartire a settembre. Poi ci sono i riacquisti dei titoli acquistati durante gli anni del Quantitative Easing man mano che arrivano a scadenza, che continuano ad andare avanti garantendo così al mercato condizioni di abbondante liquidità. E infine c’è lo stesso Quantitative Tighening, che a fine 2018 è stato mandato in congedo dalla Banca Centrale ma come ogni buon soldato può essere richiamato in servizio in qualunque momento se la situazione lo richiede.

BOTTOM LINE

La bottom line è che Draghi prosegue senza esitazioni e ripensamenti, ‘persistentemente’ verrebbe da dire, sulla strada tracciata. I problemi ci sono, magari sono anche un po’ più problematici delle attese, ma ci sono anche gli strumenti per affrontarli e risolverli. Ancora non vengono utilizzati tutti, ma lo saranno se ce ne sarà bisogno